Oggi è l'ultimo giorno dei "giorni della merla", ed in quanto tale è una giornata grigia e fredda. Non sono tanto socievole. E' normale, tutto sommato in questi giorni chiudersi un po', stare un po' in letargo, nella propria tana, aspettando che arrivi il caldo. Non fare cose troppo impegnative e guardarsi dentro. Beh si dà il caso che proprio oggi ci sia probabilmente la festa più grande e più aspettata da quando è iniziato il periodo della "condivisione" della propria vita privata (si può dire che è qualcosa che segna un "prima" e un "dopo" no?). Quindi per forza di cose, piumone e ciabatte devono rimanere a casa.
Ho movimentato un sacco di donne (la mamma, la signora della tintoria, la mamma di un mio amico che fa la sarta, varie amiche e colleghe per consigli vari) sulla questione abito. Opterò per un smoking. Ho ritirato fuori quello di mio nonno. Incredibile che un abito possa ancora essere in ordine e attuale dopo 3 generazioni. Mi chiedo in che occasioni mio nonno l'abbia indossato. Mi chiedo come si sentisse quando lo indossava. E' uno di quegli abiti che ti imposta automaticamente nel momento in cui lo metti. E' come se automaticamente ti si infilasse una sigaretta in bocca mentre ti allacci l'ultimo bottone della camicia. Ti senti James Bond, un fico da paura. Beh anche mio nonno era un "bel om..."
Il momento più bello quando arriva un avvenimento importante come una festa o un appuntamento con la donna della tua vita è la preparazione. Non tanto quella "apparente", cioè quella dell'abito, ma quella emotiva, quella delle sensazioni. Cominci ad immaginarti le situazioni, i personaggi, gli eventi. Tutto diventa molto surreale. Ti aspetti grandi cose, e ti tieni stretta quella sensazione di un grande sballo che sta per arrivare. Poi ti dici che forse è meglio non aspettarsi niente, non viaggiare troppo nel tempo, che sennò poi tutto si rovina o si svaluta, e poi magari è tutto un pacco...ma no dai.
Eppensare che io questa radio la conosco da quando c'ho 6 anni, e adesso sono qui a 27 a festeggiare per i 30 anni. Eppensare che sarò in mezzo a gente che conosco perchè li vedevo in tv o li ascoltavo alla radio quando ero piccolo e adesso ci sono dentro anch'io. Eppensareppensareeppensare oh caz...sarà meglio che mi vado a preparare...
ilmolinari.
martedì 31 gennaio 2012
lunedì 24 ottobre 2011
SIAMO IL NOSTRO CORPO ANCHE DAVANTI A UNO SCHERMO
Un mio amico fa un lavoro tutto sommato divertente: è il responsabile del sito di una famosa rivista di musica. Ha 29 anni, ha appena avuto un figlio, vive in affitto con la sua compagna in una casa abbastanza centrale a Milano. Ha un lavoro decente, ma lo pagano poco, tipo 1300 euro al mese (lordi, ricordatevi del bambino). Lavora dalle 9 del mattino alle 7 di sera ininterrottamente davanti ad uno schermo. Alla fine della giornata si dice talmente stravolto da non avere più le forze per fare nulla. Oramai la maggior parte della gente che conosco lavora davanti ad uno schermo. E questa cosa stanca, è molto stancante, sia per la testa (che continua a lavorare anche dopo essersi staccata), sia per gli occhi (radiazioni+informazioni costanti) e sia soprattutto per il corpo (sempre seduto, sempre nella stessa posizione, mai corretta).
Io ho tanti lavori, ma in questo momento non ne ho neanche uno che mi costringe nello stesso posto per più di 5 ore. Economicamente è debilitante e fisicamente è forse più stancante (devo muovermi continuamente, per non parlare che lavoro soprattutto di notte), ma tutto sommato sono contento di fare un po' di fatica fisica durante la giornata. Il corpo ha bisogno di muoversi. Spesso si sente dire o si legge questa frase: "Noi siamo il nostro corpo", il che vorrebbe dire che la nostra mente non è slegata dal corpo, anche se tutto sommato siamo sempre stati abituati a pensarlo. Nel nostro corpo c'è già tutto quello che c'è da sapere per conoscerci. E' come "un tempio", dicono.
L'idea del corpo come tempio è una bella idea. In un tempio si entra in un certo modo, non ci introduci cose che non siano sacre e soprattutto lo si pulisce e lo si tiene degno di essere un tempio. Se nel tempio introduci cose che non sono sacre, chessò, (esempio estremo) degli escrementi, il posto perde parte del suo valore Quindi per tenere sano e pulito il nostro tempio, cioè il corpo, dovremmo pensare non solo a muoverci di più e a mangiare meglio, ma anche a introdurre solo tipi di informazione che possono esserci utili, che possono farci stare bene, o almeno meglio di come stiamo. Anche il calore e l'affetto degli altri è importante per mantenere sano il nostro corpo. Credo sia importante stare sempre a contatto con gente che ci fa star bene, cercando di capire quando una persona, invece, ci toglie energia.
Insomma, credo sia importante come esercizio cercare ogni giorno di chiedersi quale, tra i nostri comportamenti ci faccia stare bene o ci faccia stare male. Stare seduti davanti ad uno schermo per ore ci può far maturare intellettualmente, ma a rischio di una grave perdita di energia a livello fisico. E alla fine siamo talmente stanchi dopo ore di atrofizzazione del corpo, che alzarci e farlo muovere è per noi il più grande dei sacrifici. Io ho preso l'abitudine di prendermi un'ora al giorno in cui cerco di non fare NIENTE di mentale, cerco di non pensare a niente, ma faccio solo cose fisiche, o esercizi di movimento, o lavori fisici, se devo lavorare.
Siamo quasi tutti diventati dei "technology addicted", e molti di noi campano con i soldi guadagnati grazie alle loro doti informatiche, ma ricordiamoci che la vita VERA è una sola, e che anche il nostro corpo è uno, unico e sacro.
ilmolinari (davanti ad uno schermo..."ma valavurà")
Io ho tanti lavori, ma in questo momento non ne ho neanche uno che mi costringe nello stesso posto per più di 5 ore. Economicamente è debilitante e fisicamente è forse più stancante (devo muovermi continuamente, per non parlare che lavoro soprattutto di notte), ma tutto sommato sono contento di fare un po' di fatica fisica durante la giornata. Il corpo ha bisogno di muoversi. Spesso si sente dire o si legge questa frase: "Noi siamo il nostro corpo", il che vorrebbe dire che la nostra mente non è slegata dal corpo, anche se tutto sommato siamo sempre stati abituati a pensarlo. Nel nostro corpo c'è già tutto quello che c'è da sapere per conoscerci. E' come "un tempio", dicono.
L'idea del corpo come tempio è una bella idea. In un tempio si entra in un certo modo, non ci introduci cose che non siano sacre e soprattutto lo si pulisce e lo si tiene degno di essere un tempio. Se nel tempio introduci cose che non sono sacre, chessò, (esempio estremo) degli escrementi, il posto perde parte del suo valore Quindi per tenere sano e pulito il nostro tempio, cioè il corpo, dovremmo pensare non solo a muoverci di più e a mangiare meglio, ma anche a introdurre solo tipi di informazione che possono esserci utili, che possono farci stare bene, o almeno meglio di come stiamo. Anche il calore e l'affetto degli altri è importante per mantenere sano il nostro corpo. Credo sia importante stare sempre a contatto con gente che ci fa star bene, cercando di capire quando una persona, invece, ci toglie energia.
Insomma, credo sia importante come esercizio cercare ogni giorno di chiedersi quale, tra i nostri comportamenti ci faccia stare bene o ci faccia stare male. Stare seduti davanti ad uno schermo per ore ci può far maturare intellettualmente, ma a rischio di una grave perdita di energia a livello fisico. E alla fine siamo talmente stanchi dopo ore di atrofizzazione del corpo, che alzarci e farlo muovere è per noi il più grande dei sacrifici. Io ho preso l'abitudine di prendermi un'ora al giorno in cui cerco di non fare NIENTE di mentale, cerco di non pensare a niente, ma faccio solo cose fisiche, o esercizi di movimento, o lavori fisici, se devo lavorare.
Siamo quasi tutti diventati dei "technology addicted", e molti di noi campano con i soldi guadagnati grazie alle loro doti informatiche, ma ricordiamoci che la vita VERA è una sola, e che anche il nostro corpo è uno, unico e sacro.
ilmolinari (davanti ad uno schermo..."ma valavurà")
domenica 9 ottobre 2011
Estate e ritorno
Freddo. Era troppo tempo che non se ne sentiva più neanche parlare. Ieri sera improvvisamente sono rispuntate giacche scure, maglioni e cappellini. La gente è andata a casa prima la notte, l'occhio pesto di molti era incorniciato da un bel colorito verde/giallognolo proprio della popolazione Milanese d'inverno. Quel piccolo animaletto che è in me mi ha ricordato quanto sia bello stare al caldo sotto una coperta piuttosto che stare in strada a gozzovigliare. Mi viene sempre un po' di tristezza a pensare che arriva l'inverno. Sia perchè la gente, bisogna dirlo, un po' si intristisce, sembra più stanca e più "rinunciataria"; sia perchè la "bella stagione" è oggettivamente più bella e più colorata (anche se "la brutta stagione" non si è mai sentito).
Quest'estate è passata lenta. L'ho vista scivolare sotto di me, ho visto cambiare i colori della città. Ecco, forse avrei dovuto fare come quelli che fanno una foto al giorno dallo stesso punto e poi te le fanno vedere in sequenza veloce (non credo comunque che lo farò mai). Agosto è stato mortale, quasi stantìo. Un caldo così non lo sentivo da anni. Andavo ad una media di 8/9 docce al giorno. Le docce più insoddisfacenti dell'anno. Sudavo già dentro la doccia...un cane che si morde la coda. La città era deserta ed era, "tutta mia" come la canzone. Ho fatto conoscenza con persone che d'inverno non avevo notato. Per un po' di giorni mi è sembrato di vivere in un paese. Il barista sotto casa mia ha messo (illegalmente, ma io l'appoggio per questo) un tavolino fuori e per qualche giorno mi sono messo a leggere il giornale in canotta e ciabatte davanti ad un bel cappuccio. Mi sentivo in Sicilia. Mancava solo la granita e il brioscione. Certo l'asfalto (malleabile) della zona Centrale non aiutava.
Agosto è un mese strano per stare a Milano. Ci si rende conto dell'assurdità di questa città. Sembra quasi che davvero sia stata costruita per lavorarci dentro, e non per viverci, come se davvero non esistesse una vera differenza tra vivere e lavorare. E non appena si può non lavorare...scompaiono tutti. TUTTI! Di colpo. Chiudono negozi, bar, ristoranti e locali e tutti gli altri servizi, tutti nello stesso momento e per lo stesso periodo di tempo. Non ci sono neanche più sigarette nè benzina nei distributori
Una città fantasma, popolata di gente che si riscopre, guarda un po', vogliosa di fermarsi a fare due chiacchiere. Ce la si racconta, si fanno le 6 del mattino a non fare niente. Si cammina in mezzo alla strada, ti senti in un non-luogo ed in un non-tempo. La città è in standby, lucina rossa lampeggiante. Si respira.
Poi di colpo. Senza preavviso. Tornano, TUTTI. Tutti insieme e tutti incazzati neri. Tutti svogliati di tornare a lavorare (= vivere?), tutti con ancora in corpo le serate a guardare le stelle e ad ubriacarsi. Tutti abbronzati, rassodati e vestiti in maniera curiosamente un po' etnica, per far vedere che il posto dove sono stati per tre settimane, in fondo, li ha un po' cambiati (quei vestiti ed accessori finiranno dentro un armadio e non ne usciranno più, a meno di qualche imprevista festa in maschera).
Per tutti questi "moderni Robinson Crusoe" quella città ferma ed ammutolita non è mai esistita. Sono tornati e la città è già veloce ed incazzata. Nessuno ha voglia di correre ed incazzarsi, ma è inevitabile non farlo, e così corrono e s'incazzano...e sbraitano e progettano. Settembre è il mese di preparazione all'inizio dell'inferno. L'1 Ottobre in quanto ad attività, traffico, inquinamento, facce gialle, e "produttività" potrebbe essere equiparabile, che ne so, al 18 Gennaio.
A quelli come me che hanno vissuto la città lenta e "senza tempo" è rimasta però una piccola consapevolezza: non è che la città sia veloce ed incazzata di suo, sono le persone che non hanno voglia di viverla, ma che "ci lavorano" e basta, che la rendono tale. Welcome home guys...("Valavurà!")
Piccoli angoli di "non tempo" comunque rimangono anche d'inverno. Sono ben nascosti e vanno cercati...tra un'incazzatura e l'altra cercherò di trovarli. Ci vediamo lì?
ilmolinari
Quest'estate è passata lenta. L'ho vista scivolare sotto di me, ho visto cambiare i colori della città. Ecco, forse avrei dovuto fare come quelli che fanno una foto al giorno dallo stesso punto e poi te le fanno vedere in sequenza veloce (non credo comunque che lo farò mai). Agosto è stato mortale, quasi stantìo. Un caldo così non lo sentivo da anni. Andavo ad una media di 8/9 docce al giorno. Le docce più insoddisfacenti dell'anno. Sudavo già dentro la doccia...un cane che si morde la coda. La città era deserta ed era, "tutta mia" come la canzone. Ho fatto conoscenza con persone che d'inverno non avevo notato. Per un po' di giorni mi è sembrato di vivere in un paese. Il barista sotto casa mia ha messo (illegalmente, ma io l'appoggio per questo) un tavolino fuori e per qualche giorno mi sono messo a leggere il giornale in canotta e ciabatte davanti ad un bel cappuccio. Mi sentivo in Sicilia. Mancava solo la granita e il brioscione. Certo l'asfalto (malleabile) della zona Centrale non aiutava.
Agosto è un mese strano per stare a Milano. Ci si rende conto dell'assurdità di questa città. Sembra quasi che davvero sia stata costruita per lavorarci dentro, e non per viverci, come se davvero non esistesse una vera differenza tra vivere e lavorare. E non appena si può non lavorare...scompaiono tutti. TUTTI! Di colpo. Chiudono negozi, bar, ristoranti e locali e tutti gli altri servizi, tutti nello stesso momento e per lo stesso periodo di tempo. Non ci sono neanche più sigarette nè benzina nei distributori
Una città fantasma, popolata di gente che si riscopre, guarda un po', vogliosa di fermarsi a fare due chiacchiere. Ce la si racconta, si fanno le 6 del mattino a non fare niente. Si cammina in mezzo alla strada, ti senti in un non-luogo ed in un non-tempo. La città è in standby, lucina rossa lampeggiante. Si respira.
Poi di colpo. Senza preavviso. Tornano, TUTTI. Tutti insieme e tutti incazzati neri. Tutti svogliati di tornare a lavorare (= vivere?), tutti con ancora in corpo le serate a guardare le stelle e ad ubriacarsi. Tutti abbronzati, rassodati e vestiti in maniera curiosamente un po' etnica, per far vedere che il posto dove sono stati per tre settimane, in fondo, li ha un po' cambiati (quei vestiti ed accessori finiranno dentro un armadio e non ne usciranno più, a meno di qualche imprevista festa in maschera).
Per tutti questi "moderni Robinson Crusoe" quella città ferma ed ammutolita non è mai esistita. Sono tornati e la città è già veloce ed incazzata. Nessuno ha voglia di correre ed incazzarsi, ma è inevitabile non farlo, e così corrono e s'incazzano...e sbraitano e progettano. Settembre è il mese di preparazione all'inizio dell'inferno. L'1 Ottobre in quanto ad attività, traffico, inquinamento, facce gialle, e "produttività" potrebbe essere equiparabile, che ne so, al 18 Gennaio.
A quelli come me che hanno vissuto la città lenta e "senza tempo" è rimasta però una piccola consapevolezza: non è che la città sia veloce ed incazzata di suo, sono le persone che non hanno voglia di viverla, ma che "ci lavorano" e basta, che la rendono tale. Welcome home guys...("Valavurà!")
Piccoli angoli di "non tempo" comunque rimangono anche d'inverno. Sono ben nascosti e vanno cercati...tra un'incazzatura e l'altra cercherò di trovarli. Ci vediamo lì?
ilmolinari
sabato 4 giugno 2011
SENTIRSI VIVI IN CITTA'
Ora che tutto si è fermato, almeno per due giorni, per il ponte del 2 giugno, vorrei tornare indietro per poter rivivere tutto quello che mi è successo proprio qui a Milano in quest'ultimo mese. Tenete conto che sono tornato a Milano ad Agosto dell'anno scorso, dopo 4 anni fuori dalla mia città. Mai avrei pensato di tornare, e mai avrei pensato che, una volta tornato, potessi trovare finalmente un buon equilibrio, un buon modo di vivere la città.
Vivere bene Milano è difficile, e questo è sotto gli occhi di tutti: la gente non è "tanto affabile", ed in generale poco propensa al contatto. I milanesi sono dei timidoni, e sono anche molto riservati: si nascondono dietro i "Ciaocomestaibenetuu? Matucosafainellavita? Guardanostaseranonpossochedomanimialzopresto; Maiotihogiàvistodaqualchepartemanonmiricordodove"eccetra.. Questa timidezza è vista dagli altri un po' come se i milanesi se la menassero un po', e questo complica le cose. In più se fai una vita un po' "sottosopra", come quella che sto facendo io (lavoro quando gli altri sono in ferie e generalmente vivo più di notte che di giorno), è difficile trovare qualcuno che sia simile a te.
La città ha un certo ritmo: alle 5 gli uccellini cominciano a cantare; alle 6 si svegliano le macchine; dalle 7 alle 10 la gente si odia per le strade, dall'1 alle 2/2.30 pausa pranzo (quanti panini e piadine si consumeranno al giorno?); dalle 17.30 alle 20 la gente si continua stancamente ad odiare per le strade, alle 23.30 la maggior parte delle persone sono in branda o davanti allo schermo. Se tu vivi fuori da questo ritmo, e cerchi di seguire il tuo, a volte si presenta un particolare tipo di ansia: l'ansia del "non sto facendo niente", o del "non sono al passo con gli altri", che ti fa sentire solo ed incompreso. Ho sempre pensato (e da un certo punto di vista lo penso ancora) che le persone vivessero come delle macchine questa routine fatta di casa, trasporti e posto di lavoro, e ho sempre cercato di chiamarmi fuori da tutto ciò, ma per farlo c'è bisogno di un certo equilibrio interiore e di un certo rigore.
Prima di tutto non bisogna farsi influenzare dal vortice ansiogeno della città, c'è bisogno di rimanere ancorati al presente, ai fatti che ti si presentano davanti agli occhi, cercando di non andare troppo in là con la mente, o di non farsi trascinare troppo dalle ondate emotive proprie o degli altri ("Anche questo passerà").
Secondo: bisogna prendersi almeno mezz'ora/un'ora al giorno in cui si cerca di non pensare a niente, in cui
l'unico oggetto della nostra attenzione dev'essere il nostro corpo: come sta, come si muove, come respira, se prova dolore da qualche parte, se è contratto in alcuni punti, se ha mangiato bene o male, insomma, se funziona bene. Terzo: abbiamo necessariamente bisogno di contatto; di amici con cui avere delle relazioni autentiche, intime, amorevoli, che ti supportino, che ti ascoltino e che ti facciano capire quanto tu sei importante in quel momento per loro.
Nell'ultimo mese, però, Milano mi ha sopreso. Sono stato a concerti meravigliosi, pieni di migliaia di persone che cantavano a squarciagola; mi sono trovato in posti bellissimi, di notte, posti pieni dell'anima della città, da solo o in compagnia di un gruppo di pazzi pronti a tutto pur di ricavare dei momenti di vita vera dalla solita routine (una volta siamo saliti su una gru, di notte!); ho incontrato non solo persone, ma interi gruppi di persone che hanno voglia di vivere la città non come posto in cui si lavora e basta, ma come luogo in cui si vive, luogo in cui ogni momento è un momento particolare, che va vissuto in una maniera particolare, e non pensando a cosa succederà dopo; mi sono emozionato a vedere piazze stracolme di persone prese da dio, a festeggare un possibile cambiamento di mentalità della città (donne, uomini, ragazzi, vecchi e bambini tutti in piazza del Duomo ad urlare...incredibile!). La città non è così stanca e monotona come pensavo, o come la vedevo. Certo, magari è un po' isterica, un po' nervosa e molto lunatica, ma quando ha da farsi sentire si fa sentire eccome!
E il valore più grande di questa città, come al solito, sono le persone. Persone che sembravano essersi nascoste per 20 anni dentro il loro piccolo mondo fatto di famiglia, studio, lavoro, soldi e aperitivi con i soliti amici del liceo, improvvisamente risorgono e manifestano tutta la loro voglia di parlare, di conoscersi, di dire la propria, di ballare, di suonare, di festeggiare, di abbracciare, di esprimersi, di farsi vedere.
Non so se sono io che ho cambiato "colore delle lenti degli occhiali" attraverso i quali guardavo questa città, ma sembra proprio che Milano stia cambiando. Una quantità immane di energia che fino a poco tempo fa era stantìa, ferma, ha ricominciato a girare vorticosamente. Si sente un'aria diversa, vento di cambiamento, e questo non credo sia collegato solamente al risultato politico di queste ultime elezioni amministrative. Quest'aria di cambiamento e di rinascita si avverte in tutto il mondo. In alcuni posti l'energia era già ferma da troppo tempo, e la sua esplosione è stata più brutale. In altri il cambiamento sta arrivando piano piano, sotto diverse forme.
Forse sono un idealista oppure mi sono montato un po' troppo la testa, e vedo solo quello che mi conviene vedere, ma penso che stiamo assistendo ad un momento storico, epocale, un cambiamento di era che qualcuno aveva già annunciato e che stavamo aspettando da tanto.
Vivere bene Milano è difficile, e questo è sotto gli occhi di tutti: la gente non è "tanto affabile", ed in generale poco propensa al contatto. I milanesi sono dei timidoni, e sono anche molto riservati: si nascondono dietro i "Ciaocomestaibenetuu? Matucosafainellavita? Guardanostaseranonpossochedomanimialzopresto; Maiotihogiàvistodaqualchepartemanonmiricordodove"eccetra.. Questa timidezza è vista dagli altri un po' come se i milanesi se la menassero un po', e questo complica le cose. In più se fai una vita un po' "sottosopra", come quella che sto facendo io (lavoro quando gli altri sono in ferie e generalmente vivo più di notte che di giorno), è difficile trovare qualcuno che sia simile a te.
La città ha un certo ritmo: alle 5 gli uccellini cominciano a cantare; alle 6 si svegliano le macchine; dalle 7 alle 10 la gente si odia per le strade, dall'1 alle 2/2.30 pausa pranzo (quanti panini e piadine si consumeranno al giorno?); dalle 17.30 alle 20 la gente si continua stancamente ad odiare per le strade, alle 23.30 la maggior parte delle persone sono in branda o davanti allo schermo. Se tu vivi fuori da questo ritmo, e cerchi di seguire il tuo, a volte si presenta un particolare tipo di ansia: l'ansia del "non sto facendo niente", o del "non sono al passo con gli altri", che ti fa sentire solo ed incompreso. Ho sempre pensato (e da un certo punto di vista lo penso ancora) che le persone vivessero come delle macchine questa routine fatta di casa, trasporti e posto di lavoro, e ho sempre cercato di chiamarmi fuori da tutto ciò, ma per farlo c'è bisogno di un certo equilibrio interiore e di un certo rigore.
Prima di tutto non bisogna farsi influenzare dal vortice ansiogeno della città, c'è bisogno di rimanere ancorati al presente, ai fatti che ti si presentano davanti agli occhi, cercando di non andare troppo in là con la mente, o di non farsi trascinare troppo dalle ondate emotive proprie o degli altri ("Anche questo passerà").
Secondo: bisogna prendersi almeno mezz'ora/un'ora al giorno in cui si cerca di non pensare a niente, in cui
l'unico oggetto della nostra attenzione dev'essere il nostro corpo: come sta, come si muove, come respira, se prova dolore da qualche parte, se è contratto in alcuni punti, se ha mangiato bene o male, insomma, se funziona bene. Terzo: abbiamo necessariamente bisogno di contatto; di amici con cui avere delle relazioni autentiche, intime, amorevoli, che ti supportino, che ti ascoltino e che ti facciano capire quanto tu sei importante in quel momento per loro.
Nell'ultimo mese, però, Milano mi ha sopreso. Sono stato a concerti meravigliosi, pieni di migliaia di persone che cantavano a squarciagola; mi sono trovato in posti bellissimi, di notte, posti pieni dell'anima della città, da solo o in compagnia di un gruppo di pazzi pronti a tutto pur di ricavare dei momenti di vita vera dalla solita routine (una volta siamo saliti su una gru, di notte!); ho incontrato non solo persone, ma interi gruppi di persone che hanno voglia di vivere la città non come posto in cui si lavora e basta, ma come luogo in cui si vive, luogo in cui ogni momento è un momento particolare, che va vissuto in una maniera particolare, e non pensando a cosa succederà dopo; mi sono emozionato a vedere piazze stracolme di persone prese da dio, a festeggare un possibile cambiamento di mentalità della città (donne, uomini, ragazzi, vecchi e bambini tutti in piazza del Duomo ad urlare...incredibile!). La città non è così stanca e monotona come pensavo, o come la vedevo. Certo, magari è un po' isterica, un po' nervosa e molto lunatica, ma quando ha da farsi sentire si fa sentire eccome!
E il valore più grande di questa città, come al solito, sono le persone. Persone che sembravano essersi nascoste per 20 anni dentro il loro piccolo mondo fatto di famiglia, studio, lavoro, soldi e aperitivi con i soliti amici del liceo, improvvisamente risorgono e manifestano tutta la loro voglia di parlare, di conoscersi, di dire la propria, di ballare, di suonare, di festeggiare, di abbracciare, di esprimersi, di farsi vedere.
Non so se sono io che ho cambiato "colore delle lenti degli occhiali" attraverso i quali guardavo questa città, ma sembra proprio che Milano stia cambiando. Una quantità immane di energia che fino a poco tempo fa era stantìa, ferma, ha ricominciato a girare vorticosamente. Si sente un'aria diversa, vento di cambiamento, e questo non credo sia collegato solamente al risultato politico di queste ultime elezioni amministrative. Quest'aria di cambiamento e di rinascita si avverte in tutto il mondo. In alcuni posti l'energia era già ferma da troppo tempo, e la sua esplosione è stata più brutale. In altri il cambiamento sta arrivando piano piano, sotto diverse forme.
Forse sono un idealista oppure mi sono montato un po' troppo la testa, e vedo solo quello che mi conviene vedere, ma penso che stiamo assistendo ad un momento storico, epocale, un cambiamento di era che qualcuno aveva già annunciato e che stavamo aspettando da tanto.
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domenica 1 maggio 2011
INSONNIA, PENSIERI E CAFFETTIERE
Avete presente quando vi mettete a letto con tutte le migliori intenzioni di farvi finalmente la più bella delle dormite, e poi vi girate e rigirate nel letto sbuffando e chiedendovi perchè avete fatto quel tremendo spuntino proprio prima di lavarvi i denti? Beh forse è un po' troppo specifica come situazione, ma si dà il caso che io in questo momento ci sono dentro fino al collo. Le bruschette si rigirano nello stomaco, e il metabolismo è settato sulla modalità "post-pranzo": sarà ora di mettersi un po' a posto con gli orari?
Forse però sono proprio queste notti le più fertili per scrivere, con tutte quelle immagini che ti svolazzano qua e là nella testa... Così mosso da raptus eccomi qui come un pazzo nottambulo.
Il bello è che a due centimetri dal computer c'è una persona che se la ronfa in santa pace, assorta nei suoi sogni. Mi piace pensare che in questo momento stiamo vivendo in due dimensioni diverse. Chissà se dal mondo dei sogni la nostra amica ci starà sentendo in qualche modo.
Prima di andare a letto ho parlato un attimo con l'ex inquilina che dormiva in questa stessa camera ed in questo stesso letto prima di me. Abbiamo fatto le classiche due parole che si fanno con qualcuno prima di andare a dormire. Così, un po' sottovoce fumando l'ultima sigaretta. Abbiamo convenuto sul fatto che la famosa ditta che costruisce caffettiere moka dovrebbe smetterla di seguire il design e continuare a fare le classiche caffettiere ottagonali che sono sempre andate bene. Queste nuove caffetiere tonde e ad incastro non valgono niente. Poi vuoi mettere il fischio di queste qui nuove con il solito rassicurante "rrooohh" della caffettiera vecchia? Belle queste considerazioni notturne..
Poi sono andato a letto, e giù a pensare, pensare e ripensare. I maestri dicono:"l'unico segreto della vita è quello di viverla nel modo più consapevole possibile", e quindi cercare di osservare e di stare attento a tutto quello che stai facendo, mentre lo stai facendo. Il concetto è semplice da capire, ma è difficile da mettere in pratica, specie quando sei fermo in un letto. Così mi sono fermato ad osservare silenzioso il mio vortice di pensieri. E' pazzesco come i pensieri si incastrino gli uni sugli altri senza una logica prestabilita. Pensi ad una cosa, una situazione o una fantasia, e da un minuscolo dettaglio si apre una porta da cui scaturisce tutt'altro pensiero. Incredibile no?
D'altronde pensare non è un male, finchè i pensieri su possibili eventi futuri o su eventi passati ricordati non ti distolgono completamente l'attenzione da quello che fai quando lo fai. Così mi accorgo che di fianco al computer c'è una bellissima schiena che si muove a tempo di respiro. La sfioro con le dita e lei reagisce con un "hm". Mi viene da ridere pensando che quello è un suono che viene da un altra dimensione. Fuori gli uccellini hanno cominciato a cinguettare. Tra meno di due ore le macchine in strada ricominceranno a fare casino. Tutto è fermo, ma vivo.
Beh dai...tutto sommato non è poi così male stare svegli mentre il mondo dorme. 'Notte...
Forse però sono proprio queste notti le più fertili per scrivere, con tutte quelle immagini che ti svolazzano qua e là nella testa... Così mosso da raptus eccomi qui come un pazzo nottambulo.
Il bello è che a due centimetri dal computer c'è una persona che se la ronfa in santa pace, assorta nei suoi sogni. Mi piace pensare che in questo momento stiamo vivendo in due dimensioni diverse. Chissà se dal mondo dei sogni la nostra amica ci starà sentendo in qualche modo.
Prima di andare a letto ho parlato un attimo con l'ex inquilina che dormiva in questa stessa camera ed in questo stesso letto prima di me. Abbiamo fatto le classiche due parole che si fanno con qualcuno prima di andare a dormire. Così, un po' sottovoce fumando l'ultima sigaretta. Abbiamo convenuto sul fatto che la famosa ditta che costruisce caffettiere moka dovrebbe smetterla di seguire il design e continuare a fare le classiche caffettiere ottagonali che sono sempre andate bene. Queste nuove caffetiere tonde e ad incastro non valgono niente. Poi vuoi mettere il fischio di queste qui nuove con il solito rassicurante "rrooohh" della caffettiera vecchia? Belle queste considerazioni notturne..
Poi sono andato a letto, e giù a pensare, pensare e ripensare. I maestri dicono:"l'unico segreto della vita è quello di viverla nel modo più consapevole possibile", e quindi cercare di osservare e di stare attento a tutto quello che stai facendo, mentre lo stai facendo. Il concetto è semplice da capire, ma è difficile da mettere in pratica, specie quando sei fermo in un letto. Così mi sono fermato ad osservare silenzioso il mio vortice di pensieri. E' pazzesco come i pensieri si incastrino gli uni sugli altri senza una logica prestabilita. Pensi ad una cosa, una situazione o una fantasia, e da un minuscolo dettaglio si apre una porta da cui scaturisce tutt'altro pensiero. Incredibile no?
D'altronde pensare non è un male, finchè i pensieri su possibili eventi futuri o su eventi passati ricordati non ti distolgono completamente l'attenzione da quello che fai quando lo fai. Così mi accorgo che di fianco al computer c'è una bellissima schiena che si muove a tempo di respiro. La sfioro con le dita e lei reagisce con un "hm". Mi viene da ridere pensando che quello è un suono che viene da un altra dimensione. Fuori gli uccellini hanno cominciato a cinguettare. Tra meno di due ore le macchine in strada ricominceranno a fare casino. Tutto è fermo, ma vivo.
Beh dai...tutto sommato non è poi così male stare svegli mentre il mondo dorme. 'Notte...
mercoledì 20 aprile 2011
LA SEMPLICITA' DEL CONTATTO AUTENTICO
In queste settimane sono rimasto un po' sconnesso dalla rete. Devo dire che quest'ansia di rimanere "collegati" a tutti costi da un lato mi incuriosisce e dall'altra mi spaventa. Non perchè sia contro al fatto di condividere con gli altri i tuoi pensieri e i tuoi contenuti, anzi, più c'è condivisione meglio è. Mi spaventa il fatto che privilegiando la comunicazione "di contenuto breve e scritto" si vada lentamente a perdere la spontaneità del contatto "vero e proprio". Quando si parla di qualcosa, ma anche quando si scrive di qualcosa in maniera più o meno ragionata, consapevole e sostanziosa, ci sono, oltre ai contenuti del messaggio, l'inflessione della voce, il tono, la decisione e la maniera con cui uno comunica qualcosa, e tutta una serie di stimoli che si vanno a perdere nella comunicazione "postata" o "twittata". Nel contatto tra due persone ci sono poi la maniera con cui uno ti guarda, la maniera con cui uno ti ascolta, quanto ti guarda negli occhi, quanto sa reggere il tuo sguardo, quanto ti senti accolto e quanto con quella persona si può andare più in profondità nei discorsi per non fermarsi al "Comestaibeneetuu?" o al "Tuttobeneee?". Tutte queste caratteristiche fanno parte della personalità di ognuno e, credo, vanno coltivate e affinate internamente e vanno conosciute ed esplorate negli altri, soprattutto se si vuole diventare dei bravi comunicatori. In queste ultime tre settimane ho viaggiato tanto e ho riscoperto il sapore dello stare a contatto con le persone a cui voglio davvero bene e con cui c'è una comunicazione vera, spontanea, affettiva ed autentica. Queste persone mi hanno fatto riscoprire la semplicità dello stare insieme senza dirsi niente, del sapere di essere accettati senza giudizio, senza critica, senza la necessità di dover dimostrare qualcosa. Semplicemente essere sè stessi, una cosa che sta diventando sempre più difficile. Ho riscoperto il piacere di conoscere nuove persone senza fare niente perchè queste si leghino a me. La semplicità dello stare insieme IN QUEL MOMENTO, del guardarsi negli occhi, del sapere che tra di noi c'è qualcosa che va aldilà delle parole. Ho cercato di privilegiare questo tipo di esperienze. Tornato a Milano ho trovato più difficoltà nel trovare contatto autentico. Ho perlopiù visto gente che non riesce a stare attenta a quello che ci si sta dicendo perchè tutta intenta a stare dietro ai messaggi del proprio iphone. E certo stare dietro a tutti questi messaggi è un vero e proprio lavoro e porta via un sacco di tempo, di energia e di concentrazione! Attraverso i social network si può trovare tanto affetto e riconoscimento, cose che fanno sicuramente piacere, ma che non potranno mai sostituire il piacere ed il calore che si prova quando stai avendo uno scambio di energie con la persona che ti sta guardando in faccia o che sta ascoltando la tua voce. Durante il fine settimana parliamo con molti ascoltatori, e con alcuni, credo, siamo riusciti ad instaurare questo tipo di rapporto, questa piccola confidenza. Spero di poterne sentire ancora tanti altri e di poter creare con loro questo collegamento, questo contatto sottile. E' questo l'appello che mi viene di fare: ragazzi non lasciamo che lo stare "connessi" ci faccia chiudere ancora di più di quanto già siamo. A questa provocazione potreste rispondermi:"Andrea, ma noi non siamo chiusi". Vi rispondo: provate a farvi toccare la faccia o anche solo a farvi guardare negli occhi per più di 5 minuti da qualcuno di cui vi fidate, ma che non conoscete tanto, e cercate di capire quanto riuscite a lasciarvi andare al contatto. L'unica vera realtà è quella che viviamo attraverso i nostri sensi, se abbiamo 500.000 amici su facebook, ma siamo soli, è ora di scollarsi da quello schermo e di ricominciare a scoprire la meraviglia della vera realtà.
lunedì 4 aprile 2011
Quando tutto va come non deve, chi è il vero responsabile?
Pochi anni fa ho deciso di affrontare la realtà di ogni giorno cercando di tenere a mente alcune leggi fondamentali:
1. Quando qualcosa "succede" c'è sempre una ragione, o meglio, se milioni di milioni di micro-eventi hanno coinciso per fare in modo che ti succedesse quella determinata cosa, sicuramente non è un caso;
2. TU non sei staccato da tutto questo flusso di eventi, ma ne fai parte, in un tutto organico, e più ne sei consapevole, più puoi influire sulla direzione del flusso.
3. Quindi TU sei completamente responsabile di TUTTO quello che ti "succede"
4. Meno ne sei consapevole, meno pensi di influire sul flusso di eventi. Ti levi dalla responsabilità dei fatti e la attribuisci a qualcuno che tu pensi come "altro da te" (governo, sfiga, marito, genitori, tamarri, comunisti eccetera...)
Queste 4 semplici frasi, se incistate nel proprio sistema di credenze, potrebbero aiutare chiunque ad accettare, non dico con piacere, ma almeno con un certo consapevole distacco (il che non vuol dire non provare nulla, ma almeno sapere di star provando una determinata emozione quando la stai provando), ogni situazione che arriva.
Ora, queste parole sicuramente faranno rizzare i capelli in testa a molte persone. Lo so perchè vivo da quando sono piccolo contorniato da scettici, su qualsiasi cosa, e lo sento sulla mia pelle ogni giorno. Non è un problema, ogni concetto scritto, detto o pensato può essere interpretato in infinite maniere da tante teste diverse. Parliamone.
La cosa difficile però, almeno per me, è cercare di tenere l'attenzione su queste 4 semplici frasi, di farmele venire in mente quando serve, specie se poi succede qualcosa come quello che è successo a me sabato pomeriggio.
Questo fine settimana avevo estremamente bisogno della macchina (cosa che odio) per andare avanti ed indietro tra la Val d'Aosta e Milano per lavoro. Nel primo viaggio di ritorno verso Milano, nel più insospettabile dei luoghi e dei momenti (tratto della MI-TO tra Santià e Carisio verso le 14.15) un piccione ha pensato bene di espletare le sue funzioni "cloacali" sul parabrezza della mia auto. Ora: quante probabilità ci sono che un piccione, il quale sta volando alto su un territorio sconfinato, espleti proprio sulla tua macchina? Poche, ve lo dico io.
Nel momento preciso in cui "l'oggetto organico volante" non identificato si appiccicava sul vetro, il gas dell'auto ha smesso di funzionare. Avevo appena fuso la testata del motore. Quante probabilità potevano esserci che due eventi così stronzi potessero capitare così in sincronia? POCHE, state cominciando a capire, bravi!
Nel momento preciso in cui la macchina si è fermata, ho percepito alzarsi il vento intorno alla vettura, il quale ha reso visibile ai miei occhi attoniti lo sbandierare tranquillo di una multa di 40 euro attaccata al tergicristallo destro. Prima di allora quella multa, non solo non era stata neanche lontanamente notata, ma NON ESISTEVA.
Vorrei proprio sapere come ve la sareste cavata in una situazione del genere. Cosa avreste sentito? Cosa avreste fatto? Con chi ve la sareste presa? Aggiungiamoci pure che un'ora più tardi cominciava il programma alla radio; che la tessera ACI era scaduta (cosa accertata dopo circa 10 telefonate sotto il sole in quella terra di nessuno che è l'autostrada) e che quindi avrei dovuto pagare l'uomo del carro attrezzi (che mi ha fatto aspettare un'ora). Cigliegina sulla torta, in entrata a Milano c'era bordello (ma bordello vero) perchè un'ora più tardi sarebbe iniziato il derby.
Beh che dire io l'ho vissuta bene. Certo...ho un po' bestemmiato, ma poi ho capito che ero entrato in un flusso di eventi ineluttabili, che io avevo creato (la macchina perdeva acqua ed io lo sapevo) e dai quali non potevo sottrarmi.
Nel momento in cui me ne sono fatto completamente responsabile ho potuto notare cose che, da incazzato col mondo, non avrei notato: i denti assurdi del tipo dell'ACI (un personaggio da fumetto); quant'è bello il piemonte con i suoi campi; quanto sia comicamente complicato quando in Italia qualcosa che usi abitualmente non va (mi hanno fatto entrare nel casottino del casellante per firmare il modulo che sanciva la mia uscita dall'autostrada...pazzesco!); quanto, tutto sommato, questo andare sempre così veloci ci fa perdere la cognizione dello spazio e del tempo.
Tutto, poi, è tornato alla normalità. Ho raggiunto la radio per l'ultima mezz'ora di programma e non ci sono stati più eventi fuori dalla "norma" per quella giornata.
La vita nelle città passa tranquilla, tra miliardi di eventi che succedono in sincrono, e milioni di persone non si preoccupano e si lasciano trasportare convinti che non siano responsabili di quello che succede intorno a loro. Poi quando capita qualcosa di così assurdo, di così deviante dalla normalità ci si chiede "Perchè proprio a me sta succedendo tutto questo?" E per non cercare una risposta ce la si prende con qualcuno o qualcosa che abbiamo più a portata. Credo che sia ora di prenderci la responsabilità del nostro destino.
1. Quando qualcosa "succede" c'è sempre una ragione, o meglio, se milioni di milioni di micro-eventi hanno coinciso per fare in modo che ti succedesse quella determinata cosa, sicuramente non è un caso;
2. TU non sei staccato da tutto questo flusso di eventi, ma ne fai parte, in un tutto organico, e più ne sei consapevole, più puoi influire sulla direzione del flusso.
3. Quindi TU sei completamente responsabile di TUTTO quello che ti "succede"
4. Meno ne sei consapevole, meno pensi di influire sul flusso di eventi. Ti levi dalla responsabilità dei fatti e la attribuisci a qualcuno che tu pensi come "altro da te" (governo, sfiga, marito, genitori, tamarri, comunisti eccetera...)
Queste 4 semplici frasi, se incistate nel proprio sistema di credenze, potrebbero aiutare chiunque ad accettare, non dico con piacere, ma almeno con un certo consapevole distacco (il che non vuol dire non provare nulla, ma almeno sapere di star provando una determinata emozione quando la stai provando), ogni situazione che arriva.
Ora, queste parole sicuramente faranno rizzare i capelli in testa a molte persone. Lo so perchè vivo da quando sono piccolo contorniato da scettici, su qualsiasi cosa, e lo sento sulla mia pelle ogni giorno. Non è un problema, ogni concetto scritto, detto o pensato può essere interpretato in infinite maniere da tante teste diverse. Parliamone.
La cosa difficile però, almeno per me, è cercare di tenere l'attenzione su queste 4 semplici frasi, di farmele venire in mente quando serve, specie se poi succede qualcosa come quello che è successo a me sabato pomeriggio.
Questo fine settimana avevo estremamente bisogno della macchina (cosa che odio) per andare avanti ed indietro tra la Val d'Aosta e Milano per lavoro. Nel primo viaggio di ritorno verso Milano, nel più insospettabile dei luoghi e dei momenti (tratto della MI-TO tra Santià e Carisio verso le 14.15) un piccione ha pensato bene di espletare le sue funzioni "cloacali" sul parabrezza della mia auto. Ora: quante probabilità ci sono che un piccione, il quale sta volando alto su un territorio sconfinato, espleti proprio sulla tua macchina? Poche, ve lo dico io.
Nel momento preciso in cui "l'oggetto organico volante" non identificato si appiccicava sul vetro, il gas dell'auto ha smesso di funzionare. Avevo appena fuso la testata del motore. Quante probabilità potevano esserci che due eventi così stronzi potessero capitare così in sincronia? POCHE, state cominciando a capire, bravi!
Nel momento preciso in cui la macchina si è fermata, ho percepito alzarsi il vento intorno alla vettura, il quale ha reso visibile ai miei occhi attoniti lo sbandierare tranquillo di una multa di 40 euro attaccata al tergicristallo destro. Prima di allora quella multa, non solo non era stata neanche lontanamente notata, ma NON ESISTEVA.
Vorrei proprio sapere come ve la sareste cavata in una situazione del genere. Cosa avreste sentito? Cosa avreste fatto? Con chi ve la sareste presa? Aggiungiamoci pure che un'ora più tardi cominciava il programma alla radio; che la tessera ACI era scaduta (cosa accertata dopo circa 10 telefonate sotto il sole in quella terra di nessuno che è l'autostrada) e che quindi avrei dovuto pagare l'uomo del carro attrezzi (che mi ha fatto aspettare un'ora). Cigliegina sulla torta, in entrata a Milano c'era bordello (ma bordello vero) perchè un'ora più tardi sarebbe iniziato il derby.
Beh che dire io l'ho vissuta bene. Certo...ho un po' bestemmiato, ma poi ho capito che ero entrato in un flusso di eventi ineluttabili, che io avevo creato (la macchina perdeva acqua ed io lo sapevo) e dai quali non potevo sottrarmi.
Nel momento in cui me ne sono fatto completamente responsabile ho potuto notare cose che, da incazzato col mondo, non avrei notato: i denti assurdi del tipo dell'ACI (un personaggio da fumetto); quant'è bello il piemonte con i suoi campi; quanto sia comicamente complicato quando in Italia qualcosa che usi abitualmente non va (mi hanno fatto entrare nel casottino del casellante per firmare il modulo che sanciva la mia uscita dall'autostrada...pazzesco!); quanto, tutto sommato, questo andare sempre così veloci ci fa perdere la cognizione dello spazio e del tempo.
Tutto, poi, è tornato alla normalità. Ho raggiunto la radio per l'ultima mezz'ora di programma e non ci sono stati più eventi fuori dalla "norma" per quella giornata.
La vita nelle città passa tranquilla, tra miliardi di eventi che succedono in sincrono, e milioni di persone non si preoccupano e si lasciano trasportare convinti che non siano responsabili di quello che succede intorno a loro. Poi quando capita qualcosa di così assurdo, di così deviante dalla normalità ci si chiede "Perchè proprio a me sta succedendo tutto questo?" E per non cercare una risposta ce la si prende con qualcuno o qualcosa che abbiamo più a portata. Credo che sia ora di prenderci la responsabilità del nostro destino.
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